La parola al prof. Domenico d’Avella, promotore dell’incontro e presidente di EANS 2017

Padova – “Nel caso di pazienti pediatrici l’alleanza tra chi cura e chi è curato diventa obbligatoriamente un’alleanza a tre, con la famiglia come terzo soggetto, oltre a medico e paziente, e altrettanto importante dei primi due”.

Il prof. Domenico d’Avella dell’Università di Padova, presidente di EANS 2017, il Congresso Europeo di Neurochirurgia che si terrà a Venezia (1-5 ottobre 2017), è anche il promotore, insieme con il prof. Giorgio Perilongo, direttore del Dipartimento Salute della Donna e del Bambino dello stesso Ateneo, di “Neurochirurgia familiare”, l’incontro che il 30 settembre a partire dalle ore 10 nell’Aula Magna di Palazzo del Bò aprirà il dialogo tra esperti mondiali, le famiglie e le associazioni dei familiari dei piccoli pazienti neurochirurgici.

“Chiediamoci quale sia il contributo che la famiglia può dare al medico nel caso di patologie pediatriche”, dice d’Avella. “E’ evidente che i familiari sono fondamentali per aiutare il bambino ad adattarsi ad un percorso che può risultargli difficile, o addirittura doloroso. Ma c’è di più. La partecipazione attiva dei familiari serve anche a rafforzare e a sostenere l’intendimento del medico sulla terapia. Una famiglia che condivide le scelte del medico lo fa operare meglio, con più serenità e lucidità nelle decisioni che deve via via prendere lungo il percorso di cura”.

Organizzato dai due Dipartimenti Neuroscienze e Salute Donna e Bambino dell’Università di Padova con la collaborazione delle associazioni Alumni e Amici dell’Università di Padova, “Neurochirurgia familiare” porta a Padova quattro neurochirurghi che hanno raggiunto i vertici mondiali della professione e che sono accomunati dalla straordinaria coincidenza dell’essere stati tutti studenti a Padova: il prof. Ennio Antonio Chiocca, della Harvard University, che parlerà dei tumori cerebrali, il prof. Kazadi Kalangu, della Università dello Zimbawe, che tratterà dell’idrocefalo e delle malformazioni dell’età infantile, come la spina bifida, il prof. Alessandro Olivi, della Johns Hopkins University e della Università Cattolica di Roma, che curerà l’approfondimento sull’epilessia, e il prof. Mario Zuccarello, del Mayfield Institute di Cincinnati, che affronterà il tema delle malattie cerebrovascolari. Al loro fianco, il prof. Alessandro Martini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, che parlerà della neurofibromatosi e dell’esperienza padovana sulla preservazione e riabilitazione dell’udito in questa rara ma drammatica patologia.

Nell’elenco degli argomenti che saranno affrontati sta un’altra delle caratteristiche di “Neurochirurgia Familiare”. “Stiamo parlando di malattie pediatriche rare o comunque infrequenti”, sottolinea d’Avella.

Fortunatamente rare, ma ciò implica alcune conseguenze. La prima è che non tutti i centri di neurochirurgia, pur eccellenti, e non tutti i neurochirurghi generali, pur eccellenti, hanno l’opportunità di incrementare le loro specifiche competenze in ambito di Neurochirurgia pediatrica.

“Mi chiedono spesso – sottolinea d’Avella – di indicare quale possa essere un elemento su cui investire nel nostro Paese e nella nostra Regione per migliorare ulteriormente le cure dei piccoli pazienti. I medici italiani sono ottimi, le strutture quasi sempre all’altezza, le famiglie dei pazienti sono organizzate, attive, competenti … ma la chiave di volta sta nella centralizzazione dei piccoli pazienti nei Centri con competenze multisciplinari”.

In Italia “le Neurochirurgie pediatriche si possono contare nelle dita di due mani”. Padova è uno di questi centri: adotta gli standard internazionali, registra performance di successo pari a quelle dei migliori centri e ha all’attivo, tra tanti altri atout, il protocollo di ricerca di cui parlerà il prof. Martini e una straordinaria Oncoematologia pediatrica.

“Per garantire l’eccellenza ad un Centro chirurgico pediatrico che intervenga su patologie come quelle che saranno trattate dai nostri relatori – conclude d’Avella – alcuni elementi sono indispensabili: serve l’alleanza tra medico e familiare del paziente, ma serve anche che il reparto di degenza, la diagnostica radiologica, la sala operatoria, la terapia intensiva siano costruiti a dimensione di bambino, serve che il team chirurgico sia esperto in questo ambito e sia affiancato da un team neurologico, neuro-oncologico e neuropsicologico dedicato. Questo a Padova esiste. Sono certo che da questo incontro emergerà chiaro un messaggio di fiducia e di concreta speranza per le possibilità di cura dei piccoli pazienti, a Padova, in Italia e nel mondo”.

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