La parola al prof. Ennio Antonio Chiocca della Harvard University di Boston

“Mi sento davvero onorato di aver ricevuto questo invito ed emozionato nell’avere l’opportunità di tornare nella mia città natale e nel luogo che è stato teatro dell’esperienza formativa della mia giovinezza”.

Il prof. Ennio Antonio Chiocca, della Harvard University, parlerà dei tumori del sistema nervoso centrale in età pediatrica, nell’ambito del programma di “Neurochirurgia familiare”, l’incontro che il 30 settembre a partire dalle ore 10 nell’Aula Magna di Palazzo del Bo, organizzato dai due Dipartimenti Neuroscienze e Salute donna e bambino dell’Università di Padova con la collaborazione delle associazioni Alumni e Amici dell’Università di Padova.

Alla giornata parteciperanno, oltre al prof. Chiocca, anche il prof. Alessandro Olivi, della Johns Hopkins University e della Università Cattolica di Roma, che tratterà il tema dell’epilessia farmaco resistente in età pediatrica, il prof. Kazadi Kalangu, dell’Università dello Zimbawe, che tratterà dell’idrocefalo e delle malformazioni dell’età infantile, come la spina bifida, il prof. Mario Zuccarello, del Mayfield Institute di Cincinnati, che affronterà il tema delle malattie cerebrovascolari. Quinto relatore, il prof. Alessandro Martini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova, che parlerà della neurofibromatosi e dell’esperienza padovana sulla preservazione e riabilitazione dell’udito in questa rara ma drammatica patologia.

  • Cosa si attende il prof. Chiocca da “Neurochirurgia familiare”?

“Ciò che mi aspetto da questa giornata è di avere la possibilità di interagire ampiamente con i genitori qui presenti, in modo tale da capire quale sia il loro grado di conoscenza e consapevolezza sull’argomento ed eventualmente offrire ciò che la nostra esperienza ci ha insegnato in relazione alla presa in carico e alla gestione, sia chirurgica che medica, di pazienti affetti da neoplasie cerebrali maligne, in particolare i gliomi”.

  • Quale aiuto il medico può ricevere dalla famiglia del malato (in termini di comportamenti generali, assistenza al malato, ambiente e atmosfera, acquisizione di conoscenze etc)?

“La famiglia è una delle risorse più importanti nella cura del malato. Di fatto, vi sono studi clinici che hanno dimostrato come la vicinanza della famiglia e degli affetti a pazienti malati di cancro ne aumenti la sopravvivenza, rispetto a quanto non accada in pazienti le cui famiglie siano totalmente assenti o minimamente coinvolte.

Le famiglie costituiscono la primaria e principale assistenza di questi pazienti, ed essendo coloro i quali hanno le informazioni più aggiornate sullo stato e l’evoluzione delle condizioni di salute del malato, è importante che siano in grado di condividere efficacemente queste informazioni con i loro medici. Con l’avvento e la diffusione di internet, è inoltre diventato molto comune che i familiari risultino estremamente aggiornati sulle novità riguardanti i trattamenti di queste patologie. Anche questi sono dati che possono essere condivisi con il medico. Le famiglie dovrebbero inoltre considerare l’importanza del loro ruolo nella possibilità di aiutare il paziente nella decisione di voler essere reclutato in studi clinici, in particolare per quanto riguarda tumori cerebrali come il glioblastoma, per il quale attualmente non conosciamo una cura.

Ma la cosa più importante di cui le famiglie devono essere consapevoli è che facciamo tutti parte di una sola grande squadra che ha l’obiettivo di prendersi la migliore cura del malato, e che ogni membro di tale squadra ricopre un ruolo e possiede un’area di competenza. Ciò che primariamente caratterizza l’area di competenza della famiglia è la profonda conoscenza della volontà, dei desideri e delle preoccupazioni del paziente, nonché naturalmente del suo benessere quotidiano”.

  • Quale aiuto (ovviamente al di là dell’intervento terapeutico in senso stretto) il medico può offrire ai familiari e al malato stesso?

“Il medico, come parte integrante di questa squadra, può aiutare la famiglia a mettere ordine nella grande quantità di informazioni relative alla patologia che si possono reperire, in modo tale da distillare solo ciò che è utile e permettere di focalizzarsi nelle aree di maggiore interesse per il paziente”.

  • Quali sono le ultime novità nell’ambito del trattamento neurochirurgico dei tumori cerebrali in età pediatrica di cui tratterà a Padova? 

“Per quanto concerne la neurochirurgia in sè, le tecniche chirurgiche stanno diventando sempre più sofisticate e posso vedere innanzi a noi un futuro molto vicino nel quale l’intelligenza artificiale e la robotica saranno utilizzate nella sala operatoria allo scopo di guidare il neurochirurgo e supportarlo nel percorso della progressiva evoluzione della chirurgia. Io credo, comunque, che gli avanzamenti più significativi si potranno ottenere attraverso l’aumento del numero di pazienti coinvolti in studi clinici. Per quanto riguarda la patologia di cui personalmente mi occupo e per cui non vi è cura (il glioblastoma), abbiamo bisogno di assicurarci che tutti i pazienti facciano effettivamente parte di uno studio clinico!”.

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