«L’apertura alla società civile e ai gruppi sociali e la disponibilità a interagire con essi, adattando contenuti e forma al contesto, è un dovere della comunità medico-scientifica». Sabato 10 novembre nell’Aula Magna dell’Università di Padova, Francesco Sala, Professore di Neurochirurgia dell’Università di Verona, parteciperà alla II edizione di Neurochirugia Familiare insieme con il professore Domenico d’Avella e il teologo Vito Mancuso.

«Non conosco il Prof. Mancuso di persona – dice Sala – ma il titolo della sua relazione ,“Gli angeli e i diavoli che affollano la mente. Un contributo per la cura integrale della persona”, mi intriga. Non so che lettura ne darà Mancuso, ma angeli e diavoli spesso affollano anche la mente del medico e, nella fattispecie, di chi si occupa di Neurochirurgia Pediatrica, una disciplina difficile non solo sotto l’aspetto tecnico quanto piuttosto nella prospettiva di una presa in carico globale del paziente pediatrico».

«Sei costretto – spiega Sala – a ragionare in prospettiva, a pensare cosà ne sarà di quel bimbo o di quella bimba tra uno, cinque, dieci, vent’anni. Hai la responsabilità di una o più decisioni che possono avere un impatto cruciale sul futuro di quel paziente e, ironia della sorte, sono poche le situazioni in cui la strada è ben segnata. Nel passato, per molte delle patologie di Neurochirurgia Pediatrica, il successo era la sopravvivenza, poi è diventato la cura senza deficit neurologici; oggi l’accento è – giustamente – sulla qualità di vita. Di fronte a queste sfide, il neurochirurgo deve sempre trovare l’equilibrio, imperfetto, tra il desiderio di agire e “il bene” per il paziente che non sempre e non necessariamente passa attraverso una brillante performance chirurgica. Come si comunica – conclude Sala – una prognosi infausta ai genitori di un bambino? Chi si deve assumere questa responsabilità? Dove sta il confine, sottilissimo, tra diritto alla speranza e corretta informazione? E dove quello tra diritto alle cure e accanimento terapeutico? Ecco, a ma pare che anche nella nostra mente di medici angeli e demoni si rincorrano e confido che il Prof. Mancuso possa contribuire a fare un po’ di luce o, perlomeno, a indicare dei criteri».

Il Prof. Sala e il Prof. D’Avella, ideatore di Neurochirurgia Familiare, operano l’uno a Verona e l’altro a Padova. La loro presenza allo stesso tavolo di confronto consente anche di approfondire le peculiarità delle strutture venete. «La qualità della Neurochirurgia Pediatrica italiana è, in generale, ottima», dice Sala. «Ho il piacere e l’opportunità di far parte del Board sia della European che dell’International Society for Pediatric Neurosurgery e devo dire che i neurochirurghi pediatri italiani sono molto stimati all’estero e portano un contributo importante alla comunità scientifica internazionale. Il Veneto (Padova e Verona) è ben inserito in questi contesti e costituisce un riferimento che va anche oltre il Nord-Est. Forse, se devo cercare una peculiarità, è che la nostra attività pediatrica si svolge non nel contesto di un ospedale esclusivamente pediatrico – come può essere il Gaslini a Genova, il Meyer a Firenze, il Bambin Gesù a Roma o il Santobono a Napoli – ma è inserita nell’ambito di una Neurochirurgia Generale che si occupa anche di pazienti adulti. Se, da una parte, un ospedale pediatrico offre una serie di vantaggi, ha però il limite di dover “abbandonare” il paziente e affidarlo a una Neurochirurgia dell’adulto quando il bambino diventa grande. Le realtà di Padova e Verona, viceversa, consentono di mantenere questa transizione entro le mura domestiche e questo rappresenta indubbiamente un vantaggio per il paziente in termini di riferimenti e di continuità delle cure».

Nella giornata di sabato 10 novembre il Prof. Sala avrà anche il ruolo di rappresentare l’impegno di EANS per l’iniziativa. «L’EANS, pur essendo un’associazione scientifica internazionale centrata sulla formazione dei giovani neurochirurghi e sull’aggiornamento e lo scambio delle conoscenze in ambito neurochirurgico, è tuttavia sensibile a quella che potremmo definire una “terza missione”, aspetto sempre più rilevante anche per le nostre realtà accademiche. Non è stato difficile ottenere il patrocinio e il sostegno dell’EANS per questo secondo appuntamento di Neurochirurgia Familiare, che rappresenta un’occasione unica e, per certi aspetti, irrituale, di incontro e dialogo fra operatori sanitari, i pazienti, le loro famiglie e le associazioni».

 

Le ragioni di Neurochirurgia Familiare nelle parole del promotore Domenico d’Avella

Ott 18, 2018

«Il successo della prima edizione di Neurochirurgia Familiare ci ha convinti ancora di più dell’importanza della nostra “terza missione”: dobbiamo fare ricerca e formazione, curare i nostri malati, ma anche dialogare con i pazienti, le loro famiglie e le loro Associazioni. Da qui il nuovo evento che vogliamo diventi un appuntamento fisso. E la partecipazione del Magnifico Rettore è forte dimostrazione di come l’Ateneo patavino sia aperto al territorio e alla società.

Il teologo Vito Mancuso: “Il bene del bambino è il terreno comune dell’alleanza tra medici e famiglie”

Ott 25, 2018

«Neurochirurgia Familiare punta a costruire un’alleanza. È un obiettivo che condivido totalmente, direi imprescindibile, perché nulla esiste se non in una rete di relazioni». Il teologo Vito Mancuso interviene sulle suggestioni lanciate dalla II edizione di Neurochirurgia Familiare di cui sarà relatore d’eccezione, con una lectio magistralis dal titolo “Gli angeli e i diavoli che affollano la mente. Un contributo per la cura integrale della persona”.

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